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Tradizioni e feste a San Valentino

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Tradizioni e Feste

Cultura - Tradizioni e feste

 

 

PROCESSIONE DEL 10 09 2015 FESTE PATRONALI A SAN VALENTINO

La gente di San Valentino resta ancora legata alle tradizioni custodite nella memoria delle persone più anziane; nel tempo sono sopravvissute feste patronali e non, tradizioni che ancora oggi si ripetono nel rispetto di un preciso calendario dell’anno.

 

17 gennaio: Festa di Sant’ Antonio,

si tratta di una rievocazione storica delle tentazione che il diavolo fa al santo, una recita cantata da un gruppo di personaggi locali, che per tutto il mese di gennaio girano per le case e propongono questa rappresentazione alle famiglie. La festa si conclude poi con il così detto “sbandimento”, un’ asta dalle radici antiche che vede la partecipazione di tutta la popolazione e di un banditore che offre all’ asta i doni portate dalle varie famiglie, il tutto termina con il classico ballo della pupa in piazza.

vai a vedere le foto

Nella foto sotto:la statua di Sant’Antonio
Abate
conservata nel Duomo.

foto della statua di Sant’Antonio Abate conservata nel Duomo

TRA SACRO E PROFANO
Le tradizioni in Abruzzo

Le tradizioni e le credenze legate alla figura e alla festa di questo Santo sono veramente tante e diffuse in tutto il centro-sud Italia e non solo. Esaminiamo qui quelle del nostro paese che sono in gran parte comuni a quelle di altri paesi, ma presentano dei caratteri di specificità. Esse sono per lo più derivanti dalle leggende legate alla vita di S. Antonio. Queste leggende sono, in parte elaborazioni di dati provenienti dalla sua biografia, in parte invece, sono elaborazioni di antiche credenze pagane che vengono trasferite sulla sua figura. Ne cito una come esempio. Da quello che ho raccolto nelle mie ricerche a S. Valentino emerge una leggenda veramente singolare. A detta degli anziani S. Antonio sarebbe colui che ha donato il fuoco agli esseri umani. La struttura del racconto è lunga e complessa e non posso qui riportarla tutta, l’accenno solamente per darne un’idea. Il Santo sarebbe riuscito a rubare al diavolo un po’ di fuoco dall’inferno utilizzando un bastone di sambuco. Chi conosce questa pianta sa che i suoi rami presentano una parte esterna dura e una interna composta da midollo tenero. S. Antonio ingannando il diavolo con un abile stratagemma riuscì a infilare questo bastone nell’inferno senza entrarvi, il fuoco si attaccò al midollo tenero e secco del sambuco, da quello poi lui riuscì, ravvivandone la brace col soffio, a far scaturire la fiamma e così donò il fuoco agli esseri umani. Recita il racconto:

Jî so Andúne Sànde putènde

Patrúne de fôche i vräsci’ardènde

Chi me chjäme trôwa scàmbe

Ca pòrte n-mêne la Sànda Vàmbe

Nghe lu ngánne Andúne Abbäte

Lu Fôche Sànde ci’â dunäte

✒ Sono Antonio Santo potente/padrone del fuoco e

della brace ardente/chi mi chiama trova scampo/ che

io porto in mano la Santa Fiamma/con l’inganno Antonio

Abbate/ il Fuoco Santo ci ha donato. Pur nella diversità

dei miti abbiamo qui una sovrapposizione della figura

del santo a quella di Prometeo.

Le fave e il pane benedetto.

La mattina della festa vengono distribuiti ai fedeli fave ammollate in acqua e pane, precedentemente benedetti dal prete. Le fave venivano in parte mangiate, in parte date come protezione agli animali e anche buttate nei campi seminati. L’elemento portante sono le fave. Nelle credenze antiche, le fave in particolare e i legumi in generali erano collegate ai morti. Si credeva infatti che la fertilità della terra fosse assicurata dalla benevolenza degli antenati che da sotto la terra favorivano la crescita dei raccolti. Le fave venivano identificate con le ossa dei morti che ritornavano in vita. La pianta delle fave era ritenuta un collegamento diretto con il mondo dei morti. Nelle Marche per il giorno dei morti a novembre vengono preparati dei dolcetti chiamati appunto “fave dei morti”, in Sicilia si preparano, sempre per lo stesso giorno, dolci chiamati “ossa dei morti”. Il mangiare fave simboleggia quindi una comunione ed una invocazione agli antenati perché il raccolto sia abbondante. Questo rituale si svolge in un momento dell’anno in cui l’inverno è nella sua fase più dura ma si avvia al termine e la Primavera si avvicina. Da qui l’importanza, soprattutto per la cultura contadina, di rafforzare i legami con le forze che, secondo le loro credenze, potevano assicurare una buona annata.

Sacra rappresentazione.
In tutto l’Abruzzo sono diffusi i canti di questua legati a questa festa, canti chiamati appunto “Lu Sand’Andòneje”. Nel nostro paese e in tutta la zona dell’alta Val Pescara oltre a questi sono diffuse anche le rappresentazioni delle tentazioni del Santo. Questo tipo di rappresentazioni sono sopravvivenze delle Sacre Rappresentazioni medioevali, ma riflettono, nel loro canovaccio qualcosa di più antico ed arcaico. Come esempio e paragone voglio citare la tradizione degli Zanni presente nella frazione di Umito di Acquasanta Terme(Ascoli). Da precisare che la frazione di Umito fino al Fascismo faceva parte dell’Abruzzo. In questa rappresentazione, che avviene nel periodo che precede il carnevale, abbiamo delle figure mascherate con un ricchissimo e colorato costume, armate di spade chiamati appunto Zanni, la maschera del soldato e una figura che rappresenta il diavolo. La compagnia gira per il paese facendo una questua. Il diavolo si scatena in una serie di dispetti e finte aggressioni alle persone che incontra. Gli Zanni con le loro spade controllano le malefatte del diavolo e lo affidano al controllo del soldato. Abbiamo quindi una figura selvaggia, il diavolo che aggredisce e due figure buone gli Zanni e il soldato che controllano e sottomettono questa forza con la spada. Nel Sant’Antonio abbiamo la stessa tipologia di figure, il diavolo e le due figure buone, Il Santo e l’Angelo che armati di spada lo sottomettono. L’identità dello schema rappresentativo è evidente. Qual è la lettura antropologica di queste rappresentazioni? Schematizzando e semplificando possiamo dire che il diavolo rappresenta la forza selvaggia della natura, questa può essere benefica, ma anche distruttiva. Attraverso questi antichi rituali le cui origini si perdono nei millenni, all’avvicinarsi della primavera, si vuole esorcizzare la forza negativa della natura e riportarla sotto controllo. Nelle nostre zone questo compito è svolto dalla figura di Sant’Antonio che sostituisce quella più antica e pagana degli Zanni.

Lu sbannimènde e le Frasche.
Il pomeriggio della festa di S. Antonio si tiene il così detto Sbannimènde che possiamo definire una specie di “asta sacra”. La gente offre doni e cibo e questi vengono venduti all’incanto in onore del santo e per finanziare la festa.

nella foto Giulio Cacciatore uno degli ultimi banditori

I doni vengono offerti dai singoli cittadini ma anche offerti attraverso le così dette Frasche, realizzate anticamente da ogni Contrada del paese. Le frasche sono delle composizioni o dei rami di alloro su cui vengono collocati dolci, salumi, ma anche animali come galline, agnelli o maialini, il tutto sarà poi messo all’asta. Anticamente queste Frasche venivano portate in processione dalle Contrade al paese con accompagnamento di musiche e canti. Anche qui abbiamo elementi molto antichi che si sono conservati nella tradizione del paese. In molte culture arcaiche c’era un momento dell’anno in cui l’intera comunità metteva a disposizione quanti più cibi possibili. Gli scopi erano molteplici, si voleva mostrare il proprio status sociale, si voleva rafforzare, attraverso il dono, il legame con gli altri individui, ci si ingraziava le divinità che presiedevano a queste feste. Questi rituali vengono indicati dagli studiosi con il nome di Potlac che era il termine usato da alcune tribù indiane per le feste di questo genere. Sappiamo inoltre che in molte liturgie pagane di epoca romana, i doni agli dei venivano appesi a rami di sempreverdi, come l’alloro appunto. Ed ecco ancora degli elementi che ricollegano la Festa di Sant’Antonio alle origini stesse della nostra civiltà. In essa si può facilmente leggere l’intreccio e la sovrapposizione tra l’elemento pagano e animista e le credenze Cristiane. Da queste poche considerazioni appare chiara l’importanza di mantenere queste feste nella loro integrità perché sono delle vere e proprie testimonianze storiche al pari dei monumenti e delle opere architettoniche che i nostri padri ci hanno lasciato.

A cura di Silvio Pascetta e Beniamino Gigante.

Tratto da “frammenti” di cultura, scienze, storia del territorio di San Valentino in A. C. sulla Festa di Sant'Antonio Abate in Abruzzo e a San Valentino.
Periodico dell’Associazione “Amici del Museo dei Fossili e delle Ambre”
In redazione: Rolando Aloisio, Dario Catalano, Gianni Caudullo, Danilo Ciccotelli, Violetta De Luca, Luca Di Fabio, Stefania Di Primio, Agnese Federico, Silvio Pascetta.

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Nel periodo pasquale e precisamente il Venerdì Santo,
si rievoca la morte del Cristo con una processione molto suggestiva e definita dagli abitanti dei paesi limitrofi una delle più belle e suggestive dell’ intera regione.La Processione del Venerdì Santo a S.Valentino è in realtà una Sacra Rappresentazione che mette in scena la ricerca del figlio da parte della Madonna. Quindi le processioni sono in realtà due. La prima è quella del Cristo Morto accompagnato da S.Giovanni, la Maddalena, la Veronica e dal coro del Miserere. La seconda che esce in un secondo momento, è quella della Madonna Addolorata, portata e accompagnata dalle donne. Si fa in modo che ad un certo momento, dove si apriva l'antica Porta di S.Nicola, avvenga l'incontro tra il Cristo e Maria. Il tutto è preceduto dal corteo dei penitenti incappucciati, chiamati in dialetto "ciaciarûtte". Questi vanno scalzi, portando tre pesanti croci e funi, oltre alla croce con i simboli della passione, detta "Calevareje" e il grande stendardo nero della confraternita. Questo è il momento in cui i penitenti escono dalla chiesa.

> vai a vedere le foto

> filmato della processione: video 1 video 2

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Nei mesi di maggio e di giugno vengono organizzate la Sagra della Frittata a Basilico (frazione di San Valentino) e le feste nelle contrade di Trovigliano, e Solcano.
9-10-11 settembre: feste in onore dei santi patroni , Sant’Emidio, S. Nicola, San Valentino, San Damiano, si svolgono con bande orchestre e fuochi pirotecnici.
10-11 novembre festa di San Martino: in questi giorni si svolge una fiera di manufatti artigianali e non; ma il momento più importante è la processione definita dei “cornuti”, a cui partecipano solo uomini; la serata si conclude con il ballo della pupa e una cena a base di spezzatino e cotiche e fagioli. 
In questo stesso periodo ha preso piede ormai da diversi anni la manifestazione “cantine aperte” che si svolge o in concomitanza della festa di San Martino o il fine settimana seguente. E’ una festa che vede partecipe tutto il paese, dove si riaprono le vecchie cantine lungo tutto il centro storico e si offre del vino o piatti tipici della tradizione.
Inoltre durante l’ estate è possibile usufruire di un ricco calendario di manifestazioni ed eventi , tra le più importanti e significative ricordiamo “La rassegna dei cori folcloristici” organizzata dal Coro Sa ‘Mmalindine, in cui si ha la partecipazione di cori appartenenti alle quattro province dell’ Abruzzo, che rievocano canti e balli della tradizione popolare abruzzese; “Maiella etno festival” organizzata dalla Pro-loco di San Valentino, scopo della manifestazione è quella di tramandare e far conoscere i balli e le musiche tipiche della tradizione di San Valentino e dell’ Abruzzo , come la saltarella e la tarantella. Entrambe le manifestazioni hanno luogo nel periodo estivo.

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