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Barone Pietro Trojani

Cultura

Barone Pietro Trojani

Barone Pietro Trojani

Il legame della famiglia Trojani, originaria di Pesconsansonesco (PE), con il paese di San Valentino iniziò nel primo quarto dell’Ottocento, quando Angela Trojani  sposò Tommaso Bajocco1, trasferitosi a San Valentino da Montereale (AQ) e il fratello Pietro sposò la sanvalentinese Enrica Chiacchia.

Il palazzo di famiglia, che sorge accanto alla Chiesa dei SS. Valentino e Damiano, fu edificato proprio dal detto Pietro probabilmente intorno alla prima metà del XIX secolo, secondo quanto risulta da un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Pescara. Nel documento, datato 1852, l’arciprete Beniamino Iacobucci, rivolgendosi all’intendente di Chieti, scrive che don Pietro Trojani di Pescosansonesco sta costruendo già da diversi anni un palazzo e si lamenta del fatto che l’edificio toglie decoro alla chiesa e la priva della luce naturale. Nel palazzo i Trojani abitarono saltuariamente, dal momento che dimoravano principalmente a Pescosansonesco e Roma, ma tra il 1934 e il 1945 vi si trasferirono stabilmente Giovanni (figlio di don Pietro) con le figlie Giulia e Anna.

L’esponente più noto della famiglia fu certamente Pietro, nato a Pescosansonesco (PE) il 19 maggio 1885 dal detto Giovanni e da Maria Mucci: gran ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e medaglia d’argento al valore militare, a lui fu assegnato il titolo di barone, nel 1928. Sposò nel 1905 Beatrice del Sera, dalla quale ebbe quattro figli.

trojani

Negli anni Venti del XX secolo il barone Trojani incontrò l’ingegnere e inventore popolese Corradino D’Ascanio: nel 1925 i due costituirono una società e nel corso della loro collaborazione depositarono diversi brevetti. In particolare lavorarono su quella che probabilmente è tra le più geniali invenzioni di D’Ascanio, ovvero l’elicottero: il primo prototipo, denominato D’A.T.1 dalle iniziali dei due cognomi, fu realizzato nel 1926 e il suo primo volo fu sperimentato nel cortile dello stabilimento delle Fonderie Camplone di Pescara; seguirono i modelli perfezionati D’A.T.2 e D’A.T.3.

Pietro sostenne l’impresa finanziando per anni le ricerche e gli esperimenti di Corradino, fino a che, avendo ormai dato fondo a tutti i suoi averi, fu costretto ad abbandonare il progetto e, nel 1932, a sciogliere la società. Morì a San Valentino pochi anni dopo, nel 1938.

 

 


1 Si veda anche la nota biografica dedicata alla famiglia Bajocco.

 

Foto tratte da: Archivio D’Ascanio (Archivio di Stato di Pescara).

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